ROBERTO FASCIANI (Segretario Gen. dell'AGL, Alleanza Generale del Lavoro)(Presidente Naz. di ALP-AGL Alleanza Lavoratori Pubblici)(Direttore di EUROPE CHINESE NEWS)(Presidente A.I.SO.P. Zonale Milano MI13, Associazione Italiana Sostituti d'Imposta e Professionisti, associazione datoriale aderente a Confindustria)(Responsabile Uff.Periferico CAF Lavoro e Fisco Milano, c/o ANVG Via Duccio di Boninsegna 21, anche sede Patronato A.I.SO.P. e INPAS) (Collaboratore di ASS.LIBER.COOP)
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martedì 9 febbraio 2016
venerdì 18 dicembre 2015
Formula e – Dove vedere la gara di Punta del Este, Uruguay
fonte: http://news.superscommesse.it/
Posted on dic 18 2015 - 11:05am by Gianluca_Rizzo
La Formula e torna in pista questo sabato, per il terzo Round.
Dopo le tappe in Cina e in Malesia, adesso è il turno di Punta del Este in Uruguay, dove nel 2014 a trionfare fu Sebastian Buemi. Quest’anno il pilota svizzero, dopo la vittoria della gara inaugurale a Beijin è stato costretto ad un 12° posto in Malesia per problemi tecnici; ad approfittarne è stato Lucas Di Grassi, attuale leader del mondiale, che ha trionfato danti a Sam Bird e al talentuoso Robin Frijns.
I quattro piloti menzionati, renderanno la gara di Punta del Este “elettrizzante”, tutti e 4 sono intenzionati a guadagnare la vetta della classifica, ma non saranno i soli: Nick Heidfeld come sempre cercherà di dire la sua, ci si attende una risposta da parte dell’attuale campione del mondo Nelson Piquet Jr e da non sottovalutare il campione del mondo Formula 1, Jacques Villeneuve.
Il tracciato su cui scenderanno in pista le monoposto è lo stesso dello scorso anno, fatta eccezione per qualche piccola modifica:
la prima chicane è stata invertita ed è diventata un sinistra-destra per rendere l’uscita dai box più sicura, inoltre, altre due chicane sono state rallentate al fine di garantire più sorpassi.
Tutte le sessioni si svolgeranno di sabato: si comincia dalle ore 14.30 con le libere, seguite alle 16.00 dalle qualifiche, per poi concludere alle 19.00 con la gara (ora italiana). L’ePrix verrà trasmesso in diretta su Rai sport Uno mentre le altre sessioni, saranno visibili su Rai Sport Web.
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Cominciamo dall’annuncio della Jaguar come nuovo costruttore a partire dal prossimo anno. La notizia che era stata quasi annunciata dall’amministratore delegato del team Trulli, che oltre a comunicare il ritiro della propria squadra aveva aperto le porte per l’ingresso di un nuovo team: “Dopo aver fallito le verifiche nei GP a Pechino e Putrajaya, e alla luce del nostro accordo commerciale con formula E Holdings, siamo costretti ad annunciare il nostro ritiro dal campionato di Formula E. Come principali sostenitori di quasi tutte le serie elettriche, siamo lieti di lasciare spazio ad un nuovo costruttore di entrare e contribuire a sviluppare la serie e la tecnologia da corsa elettrica”.
A riguardo Jarno trulli ha dichiarato: “Purtroppo gli inconvenienti tecnici, che ci hanno impedito di essere al via nelle prime gare, hanno portato alla rottura dell’accordo commerciale. Mi spiace perché come dimostra l’ingresso della Jaguar, avevamo visto giusto, scommettendo sulla bontà di questo campionato. Addio o arrivederci? Direi più il primo che il secondo ma se in un futuro si realizzeranno certe situazioni…”.
Un altro pezzo di Italia che lascia il Motor sport.
In queste settimane si è anche appreso che la anche la Dragon Racing, a partire dal prossimo anno, produrrà in proprio i motori che equipaggeranno le quattro monoposto della squadra.
PROGRAMMAZIONE TV
Sabato 19 Dicembre
Ore 14.30: Prove Libere in streaming su Internet sul sito di RAI sport Web
Ore 16.00: Qualifiche in streaming su Internet sul sito di RAI sport Web
Ore 19.55: Gara su Rai Sport 1 HD canale 557 del Digitale Terrestre
giovedì 3 dicembre 2015
SALUMI, FORMAGGI, VINI E SALMONE CON SCONTI DA CAPOGIRO PER ISCRITTI AGL E PREZZI SPECIALISSIMI PER SIMPATIZZANTI AGL !!!
In
occasione delle Festività natalizie il Sindacato AGL informa i suoi
iscritti e i simpatizzanti non iscritti di aver stretto una convenzione
con importanti produttori di generi alimentari di ottima qualità.
Tale convenzione consente agli iscritti di acquistare i prodotti con sconti particolari.
Prezzi speciali anche per i simpatizzanti non iscritti.
Abbiamo scelto per i nostri iscritti e simpatizzanti salumi di eccellente qualità, lavorati in modo "antico" e utilizzando solo carni di suini nati ed allevati in Italia.
Proponiamo la "coppa piacentina" , davvero unica, salame di cascina, cotechini a bocce, prosciutto di Parma a stagionatura di circa 20 mesi, prosciutti cotti senza polifosfati ma anche formaggi come Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola, Pecorino Sardo.
Per le Festività è disponibile anche del salmone di ottima qualità.
SE SEI INTERESSATO, CONTATTA TELEFONICAMENTE Il NOSTRO RESPONSABILE CONVENZIONI COMMERCIALI, DOTT. IVANO SAVIONI, AL NUMERO 3891464326.
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lunedì 30 novembre 2015
Non restiamo senza Assistenza fiscale, non restiamo #SenzaCaf
Quanto ci costa rimanere #SenzaCaf?
Il taglio di 100 milioni di euro previsto dalla Legge di Stabilità mette a rischio la sopravvivenza dei Caf. #SenzaCaf niente Red, niente 730, niente Isee, niente Unico.
Quasi la metà dei contribuenti italiani rischia di rimanere senza l’assistenza fiscale garantita dai Caf a causa dei tagli previsti dalla legge di Stabilità. Ne soffrirebbero soprattutto i ceti più deboli e le persone anziane.
Pensiamo ad esempio a cosa accadrebbe se non fosse più possibile rivolgersi ai Caf per compilare il modello Isee. Si tratta di un documento necessario per godere delle prestazioni sociali agevolate per servizi essenziali. Tra queste l’assegno di maternità, gli asili nido, sconti sulle bollette di luce e gas e tasse universitarie. Per non parlare del supporto, oggi indispensabile, per chi deve presentare la dichiarazione dei redditi (modello 730) o modificare il precompilato fornito dallo Stato.
Con questa petizione chiediamo ai Parlamentari della Repubblica Italiana di cancellare il comma 3 dell’articolo 33 del Ddl Stabilità che prevede la riduzione dei fondi per i servizi di assistenza fiscale.
________________________________________
Onorevoli Parlamentari della Repubblica Italiana,
quasi la metà dei contribuenti italiani rischia di rimanere senza assistenza fiscale per effetto dei tagli previsti del Disegno di legge di Stabilità. L’articolo 33 del Ddl che le Camere si apprestano a discutere, infatti, prevede una riduzione di 100 milioni all’anno a partire dal 2016 delle risorse previste per i servizi resi dai centri di assistenza fiscale.
Se questa misura venisse confermata, i Caf potrebbero non riuscire a proseguire la propria attività o comunque dovrebbero operare una rimodulazione dei servizi offerti per far fronte a un taglio così importante delle risorse. La riduzione prevista, infatti, è pari a un terzo dei compensi stabiliti dal Ministero dell’Economia e delle finanze non più tardi di un anno fa con il decreto del 29 dicembre 2014.
L’eventuale chiusura dei Centri di assistenza fiscale, o comunque la rimodulazione dei servizi offerti, impatterebbe soprattutto sui ceti più deboli e sulle persone anziane, che non hanno gli strumenti per orientarsi nella materia fiscale. Questa platea di utenti si troverebbe privata di un’importante funzione sociale che da sempre svolgono i Caf: i Centri di assistenza fiscale sono un punto di riferimento per la compilazione del modello Isee, necessario per godere delle prestazioni sociali agevolate previste per chi è in situazione di svantaggio economico o sociale.
Ancora più pesanti sarebbero le conseguenze sulla presentazione del modello 730, basti pensare che nel 2015 attraverso i Caf è pervenuto il 93% delle dichiarazioni, mentre quelle inviate direttamente all’Agenzia delle Entrate, senza passare per un intermediario, sono state solamente il 7%.
Per le ragioni fin qui esposte, chiediamo che in sede di discussione parlamentare e approvazione della Legge di stabilità venga cancellata la norma che prevede la riduzione delle risorse previste per i servizi resi dai centri di assistenza fiscale.
FIRMA LA PETIZIONE: Clicca qui
https://www.change.org/p/non-restiamo-senza-assistenza-fiscale-non-restiamo-senzacaf
lunedì 2 novembre 2015
giovedì 22 ottobre 2015
27 OTTOBRE-13 NOVEMBRE 2015, A ROMA, VIA ERCOLE BOMBELLI 22, MOSTRA DELL'ARTISTA FILIPPO SODDU
nella foto, l'artista milanese Filippo Soddu
Roma - Filippo Soddu "Recollage fra pensiero e materia" inaugurazione 27 ottobre
ore 18,00
Via Ercole Bombelli 22, 00149 Roma – 06.5578101 – 328.1353083
|
Spazio aperto 2015
FILIPPO SODDU
RECOLLAGE
fra pensiero e materia
Martedì 27 ottobre 2015 alle ore 18,00 a Roma presso lo Studio Arte Fuori Centro via Ercole Bombelli 22, si inaugura la mostra di Filippo Soddu "Recollage fra pensiero e materia"a cura di Giorgio Bonomi
L’esposizione rimarrà aperta fino al 13 novembre, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00.
L’evento è il terzo appuntamento di Spazio Aperto 2015 ciclo di quattro mostre in cui l’associazione culturale Fuori Centro ha invitato gallerie e critici di altre regioni italiane a segnalare artisti appartenenti al proprio territorio per tracciare i percorsi e gli obiettivi che si vanno elaborando nei multiformi ambiti delle esperienze legate alla sperimentazione.
"La mostra presenta al pubblico gli ultimi lavori dell’artista milanese Filippo Soddu nei quali la pittura si fonde con il collage, opere che sono il risultato di un percorso concettuale in cui l’azione dell’artista si registra sulla tela nella sua fase conclusiva: le aggregazioni di materia che si condensano sulla superficie pittorica, sono la testimonianza di un’azione di distruzione e ricostruzione simbolica di un universo che chiede di essere ordinato e nuovamente accolto. L’atto creativo è dunque il risultato di una fase performativa che si dà al pubblico come momento di riconciliazione tra materia e pensiero.
Soddu può vantare tre ascendenti storici per queste sue recenti opere: Pablo Picasso, la Pittura monocroma e Mimmo Rotella. Picasso perché è lui l’inventore del collage, tecnica usata dal Nostro; la Pittura monocroma perché questa viene da lui praticata e Rotella per gli “strappi” di carta che creano i pezzi con cui realizza i collage. Soddu peraltro, a differenza del Maestro calabrese, non si limita alla pars destruens (lo strappo, la lacerazione appunto), ma procede ulteriormente con un’azione di ricomposizione dei frammenti, ed è proprio questa fase quella che più affascina Soddu".
Recollage
fra pensiero e materia
Giorgio Bonomi
Già il titolo di questa mostra di Filippo Soddu ci immette nelle
complessità della tecnica e dei contenuti delle sue opere. Recollage
è un termine più appropriato di collage anche se il procedimento,
introdotto da Pablo Picasso e Georges Braque, è lo stesso.
Infatti il Nostro taglia, strappa, frantuma della carta per poi “rincollarne”
i pezzi sulla tela o sulla tavola.
Ed anche il sottotitolo, “fra pensiero e materia”, ci rimanda
direttamente a quella divisione tra realtà spirituale e realtà
materiale che René Descartes definiva res cogitans e
res extensa, la cui unione poteva esserci nella ghiandola
pineale, per cui metaforicamente quest’ultima, per l’arte
di Soddu, è l’opera che appunto unisce pensiero (e sentimento,
emozioni eccetera) e materia (il supporto, la carta, il colore
eccetera).
Soddu, quindi, si riallaccia alla storia (della filosofia e
dell’arte) senza timore di apparire “inattuale”; del
resto l’arte (vera) è sempre inattuale, altrimenti sarebbe
“moda”, e sempre ha degli ascendenti cui riferirsi e,
nello stesso tempo, da cui allontanarsi: così si dipana
la storia dell’arte, come tutte le altre storie, con i loro
progressi e le loro involuzioni.
Picasso con i papiers collés negava la regola fin lì seguita
dall’arte, basata sul colore e il pennello, e dimostrò che
non esistono materiali nobili, e puri, e materiali volgari,
e poveri, per cui ogni mezzo, ogni materia è in grado
di esprimere i contenuti che l’artista vuole fissare sulla e
con l’opera.
Ma, se Picasso e Braque prendevano e usavano delle c
arte “imitative” della materia (il legno, il marmo, l’impagliatura
di una sedie ed altro ancora), Soddu lavora in modo più
concettuale ed astratto: infatti colora un foglio di carta, lo
spezzetta e lo (r)incolla sul supporto, a sua volta già preparato
con una passata o due di pittura, e su cui poi ripassa il colore,
ad “uniformare” l’intera composizione. Questa si offre monocroma
– non nel senso assoluto di un solo colore, bensì in quello
della “risultante”, cioè come appare all’occhio dell’osservatore
–, riallacciandosi ad un altro concetto (e modalità) basilare
dell’arte contemporanea, la monocromaticità che, da Malević
in poi ha influenzato tanta arte visiva.
Se poi riflettiamo sui titoli che Soddu dà alle sue opere,
comprendiamo ancora meglio le sue operazioni. “Aggregazione”
sta ad indicare la “ricostruzione” di senso di quei frammenti ottenuti
con gli strappi – si noti che qui l’artista fa un passo ulteriore rispetto
al decollage di Mimmo Rotella –, quindi evidenzia la possibilità
di rinascita, di evoluzione, anche di fronte alla frantumazione e
alla decostruzione (ancora un ricordo, un’eco di un’altra Avanguardia
storica, quel Futurismo che voleva realizzare “la ricostruzione
futurista dell’universo”).
E c’è di più: se in tutte le storie del Cubismo troviamo che
questa tecnica viene introdotta nel 1912, dopo che nel 1911
erano state usate le lettere dell’alfabeto sull’opera, in Soddu
troviamo un movimento esattamente inverso: dal collage,
che comunque viene conservato nelle sue modalità, all’introduzione
aggiuntiva della scrittura alfabetica nelle opere. Infatti, in una
recente serie di lavori, troviamo delle frasi tratte dai racconti di
Franz Kafka il quale annullava le connessioni causali tra spazio
e tempo come faceva il collage storico e come fa Soddu nel
rinnovamento attuale di tale metodo.
Non vorrei, però, che con questa mia analisi “chirurgica” delle
opere di Soddu si perdesse il piacere che, al contrario dell’algidità
critica, si prova alla prima visione delle sue opere: sempre delicate,
liriche, ed anche quando il colore si scurisce e i frammenti
sono più evidenti, mostrando pure una leggera aggettanza che
dà all’opera la tridimensionalità, il contenuto non appare
drammatico bensì intensamente “pensoso”, severo, e richiama
la prima fase del Cubismo parigino, quello analitico che, non a
caso, si esprimeva con toni scuri e quasi monocromi.
Soddu pratica l’arte da alcuni anni portando avanti il suo discorso
con rigore, senza tentennamenti né mutamenti repentini, certo
con i necessari sviluppi ma tutti interni al suo sentire e al suo dire,
dimostrando così quella coerenza che è un’altra caratteristica
necessaria all’arte e all’artista, per essere tali.
|
lunedì 30 marzo 2015
venerdì 27 marzo 2015
LANDINI: LA FOGLIA DI FICO CHE INIZIA UNA VERTENZA CONTRO LE VERGOGNE CHE COPRE DA ANNI
Allora ci siamo. Anche il buon Maurizio non è riuscito a resistere alle lusinghe del circo mediatico che da anni, provocandolo con sondaggi mirati, lo indicava come un leader, anche politico, con gli indici di gradimento più allettanti. Da mesi notavamo che i suoi interventi televisivi erano molto meglio costruiti, con frasi fatte e slogan ricorrenti e incisivi, segno evidente dell'intervenuta assistenza di qualche guru della comunicazione. Ora tutti ci domandiamo: quando cambierà anche l'acconciatura dei capelli e il look in modo da renderlo più attraente soprattutto per l'elettorato femminile? Basta solo attendere un pò.
Certo, la proposta è quanto di più fumoso e indeterminato possa apparire (impietoso, a questo proposito, lo sketch di Crozza). Quel che si è capito è che secondo lui in Italia chi per vivere è obbligato a lavorare non ha più chi lo rappresenta. Una bella consolazione per chi da anni paga la quota sindacale di FIOM e CGIL. Gli rimborseranno i soldi? Trasformeranno quelle tessere in Carta acquisti per la Coop? Chissà...
Poi abbiamo capito che non vuol fare un partito. Non una grande novità. E' dall'inizio degli anni '90, con Segni e Berlusconi , fino a tutt'oggi (con Passera) che la parola partito è bandita se si vogliono prendere i voti.Poi ha fatto capire chi non potrà salire sul carro: i partiti attualmente a sinistra del PD in quanto tali con i loro leader sputtanati nè tanto meno la cosiddetta minoranza PD o i sindacati di base e conflittuali che non lo hanno mai amato . A tutti costoro, così come alla parte non Fiom della CGIL sarà possibile solo partecipare individualmente ai cortei e alla platea delle future manifestazioni.Non di più. Figuriamoci eventuali posti in lista, inimmaginabili specie considerando che lo stesso Landini sfugge come la peste l'ipotesi di candidarsi, lui , la sua coalizione nè di indicare personalità da votare. Esclusa anche la possibilità che questa coalizione possa servirgli per sostituire la Camusso. Si illude se pensa che la CGIL in futuro faccia eleggere i dirigenti non dall'apparato ma dai delegati aziendali. E lui, nell'apparato CGIL, lo sanno tutti , pur avendo 350.000 iscritti Fiom, vale un 5% dei consensi. Il 5%: circa la superficie di una foglia di fico in rapporto a quella del restante corpo umano.Conta su una imminente crisi negli iscritti e nel consenso della CGIL per proporsi come salvatore della baracca? Improbabile: la CGIL è pur sempre un bel baraccone di milioni di iscritti, con interessi radicati e intrecciati con settori dell'economia italiana, nel quale la composizione media degli iscritti, la loro provenienza, il loro modo di pensare, il reclutamento dei funzionari, il loro modo di trattare i lavoratori non hanno nulla a che vedere con l'immagine che Landini vuole dare di sè.In realtà lui vorrebbe coinvolgere organicamente Emergency e soprattutto Libera di Don Ciotti che però ha già precisato di non aderire in toto ma solo tramite alcune sue associazioni. Ma il problema è che siamo in Italia e ogni associazione è gelosa della sua autonomia, non si lascia teleguidare e purtroppo è rappresentativa, volente o nolente, di interessi preesistenti, con cui fare i conti.
Si evocano Syriza e Podemos, dimenticando che già in Italia e su misura delle caratteristiche del nostro Paese c'è il Movimento 5 Stelle che ha uno zoccolo duro, ormai, del 20% , che fino al 2018 ha i suoi parlamentari e che prima o poi troverà qualcuno (non certo Landini...) in grado di completarlo con ciò che gli manca per essere il rivale, lo stabile rivale, del PD al ballottaggio del nuovo sistema elettorale. Un movimento che comincia ad avere le idee chiare (lo abbiamo visto da come abbia subito sputato in faccia a un Di Pietro che voleva candidarsi a Sindaco di Milano l'anno prossimo) e qualche leader riconoscibile e soprattutto molto, molto giovane. Landini ha poi (lo si legge nelle dichiarazioni che rilascia) capito per ultimo che destra e sinistra sono concetti superati, che il mondo è cambiato e cambierà sempre di più . Le vere macchine da guerra elettorale del futuro saranno PD e M5S, le uniche due forze in grado attualmente di saper essere trasversali nei valori proposti. Un Landini erede dell'ultrasinistra operaista del 4% non sarebbe altro che l'altra faccia di un Salvini che rimanesse confinato nel Lepenismo, cioè incapace di battere in velocità Renzi nella costruzione di un partito liberale di massa. Non a caso Landini e Salvini vengono indicati da tutti come i nemici ideali di Renzi, quelli che gli garantirebbero vent'anni di potere.
Ultimamente qualcuno, nello staff renziano, ha lanciato un allarme su questo tentativo di Landini. Sostengono che se arrivasse all'8-10% alle elezioni, erodendo l'elettorato del PD, costringerebbe sicuramente il PD al ballottaggio.A mio parere è una preoccupazione ingiustificata. Quello che Landini non ha capito è che i lavoratori, la maggioranza di essi, ha colto cosa è la CGIL, come opera, in quanto l'ha conosciuta e la osserva ogni giorno sui luoghi di lavoro. Un sindacato-industria che non ha più nulla a che vedere con i nobili ideali che ne videro la nascita agli inizi del 1900 e con le lotte degli anni '70.I lavoratori sanno che la polemica tra UIL-CGIL e il governo non è in loro nome ma per la difesa di interessi consolidati. Così come i regimi del socialismo reale, entità create in nome del riscatto dei più deboli si sono trasformati, storicamente, in strumenti di oppressione. La Camusso sarà in Piazza del Popolo a supportare Landini, la foglia di fico della CGIL. Ma come può Landini pensare di svincolarsi dalle vergogne di un sistema di potere che presto decadrà sotto i colpi delle riforme di Renzi e del desiderio dei lavoratori di trovare nuove forme di rappresentanza e un nuovo ruolo collettivo, in un mondo che cambia, nei confronti di una nuova imprenditoria? Credono davvero i D'Alema, le Camusso, i Landini che il mondo del lavoro stia aspettando da loro quelle risposte che non sono riusciti a fornire in questi vent'anni?
Certo, la proposta è quanto di più fumoso e indeterminato possa apparire (impietoso, a questo proposito, lo sketch di Crozza). Quel che si è capito è che secondo lui in Italia chi per vivere è obbligato a lavorare non ha più chi lo rappresenta. Una bella consolazione per chi da anni paga la quota sindacale di FIOM e CGIL. Gli rimborseranno i soldi? Trasformeranno quelle tessere in Carta acquisti per la Coop? Chissà...
Poi abbiamo capito che non vuol fare un partito. Non una grande novità. E' dall'inizio degli anni '90, con Segni e Berlusconi , fino a tutt'oggi (con Passera) che la parola partito è bandita se si vogliono prendere i voti.Poi ha fatto capire chi non potrà salire sul carro: i partiti attualmente a sinistra del PD in quanto tali con i loro leader sputtanati nè tanto meno la cosiddetta minoranza PD o i sindacati di base e conflittuali che non lo hanno mai amato . A tutti costoro, così come alla parte non Fiom della CGIL sarà possibile solo partecipare individualmente ai cortei e alla platea delle future manifestazioni.Non di più. Figuriamoci eventuali posti in lista, inimmaginabili specie considerando che lo stesso Landini sfugge come la peste l'ipotesi di candidarsi, lui , la sua coalizione nè di indicare personalità da votare. Esclusa anche la possibilità che questa coalizione possa servirgli per sostituire la Camusso. Si illude se pensa che la CGIL in futuro faccia eleggere i dirigenti non dall'apparato ma dai delegati aziendali. E lui, nell'apparato CGIL, lo sanno tutti , pur avendo 350.000 iscritti Fiom, vale un 5% dei consensi. Il 5%: circa la superficie di una foglia di fico in rapporto a quella del restante corpo umano.Conta su una imminente crisi negli iscritti e nel consenso della CGIL per proporsi come salvatore della baracca? Improbabile: la CGIL è pur sempre un bel baraccone di milioni di iscritti, con interessi radicati e intrecciati con settori dell'economia italiana, nel quale la composizione media degli iscritti, la loro provenienza, il loro modo di pensare, il reclutamento dei funzionari, il loro modo di trattare i lavoratori non hanno nulla a che vedere con l'immagine che Landini vuole dare di sè.In realtà lui vorrebbe coinvolgere organicamente Emergency e soprattutto Libera di Don Ciotti che però ha già precisato di non aderire in toto ma solo tramite alcune sue associazioni. Ma il problema è che siamo in Italia e ogni associazione è gelosa della sua autonomia, non si lascia teleguidare e purtroppo è rappresentativa, volente o nolente, di interessi preesistenti, con cui fare i conti.
Si evocano Syriza e Podemos, dimenticando che già in Italia e su misura delle caratteristiche del nostro Paese c'è il Movimento 5 Stelle che ha uno zoccolo duro, ormai, del 20% , che fino al 2018 ha i suoi parlamentari e che prima o poi troverà qualcuno (non certo Landini...) in grado di completarlo con ciò che gli manca per essere il rivale, lo stabile rivale, del PD al ballottaggio del nuovo sistema elettorale. Un movimento che comincia ad avere le idee chiare (lo abbiamo visto da come abbia subito sputato in faccia a un Di Pietro che voleva candidarsi a Sindaco di Milano l'anno prossimo) e qualche leader riconoscibile e soprattutto molto, molto giovane. Landini ha poi (lo si legge nelle dichiarazioni che rilascia) capito per ultimo che destra e sinistra sono concetti superati, che il mondo è cambiato e cambierà sempre di più . Le vere macchine da guerra elettorale del futuro saranno PD e M5S, le uniche due forze in grado attualmente di saper essere trasversali nei valori proposti. Un Landini erede dell'ultrasinistra operaista del 4% non sarebbe altro che l'altra faccia di un Salvini che rimanesse confinato nel Lepenismo, cioè incapace di battere in velocità Renzi nella costruzione di un partito liberale di massa. Non a caso Landini e Salvini vengono indicati da tutti come i nemici ideali di Renzi, quelli che gli garantirebbero vent'anni di potere.
Ultimamente qualcuno, nello staff renziano, ha lanciato un allarme su questo tentativo di Landini. Sostengono che se arrivasse all'8-10% alle elezioni, erodendo l'elettorato del PD, costringerebbe sicuramente il PD al ballottaggio.A mio parere è una preoccupazione ingiustificata. Quello che Landini non ha capito è che i lavoratori, la maggioranza di essi, ha colto cosa è la CGIL, come opera, in quanto l'ha conosciuta e la osserva ogni giorno sui luoghi di lavoro. Un sindacato-industria che non ha più nulla a che vedere con i nobili ideali che ne videro la nascita agli inizi del 1900 e con le lotte degli anni '70.I lavoratori sanno che la polemica tra UIL-CGIL e il governo non è in loro nome ma per la difesa di interessi consolidati. Così come i regimi del socialismo reale, entità create in nome del riscatto dei più deboli si sono trasformati, storicamente, in strumenti di oppressione. La Camusso sarà in Piazza del Popolo a supportare Landini, la foglia di fico della CGIL. Ma come può Landini pensare di svincolarsi dalle vergogne di un sistema di potere che presto decadrà sotto i colpi delle riforme di Renzi e del desiderio dei lavoratori di trovare nuove forme di rappresentanza e un nuovo ruolo collettivo, in un mondo che cambia, nei confronti di una nuova imprenditoria? Credono davvero i D'Alema, le Camusso, i Landini che il mondo del lavoro stia aspettando da loro quelle risposte che non sono riusciti a fornire in questi vent'anni?
venerdì 5 settembre 2014
“BLOCCO CONTRATTUALE” PER GLI STATALI FINO AL 2015: DOV'E' LA NOTIZIA?E' UN ALTRA: FINO A IERI GLI STATALI ERANO PRESI PER IL CULO DIRETTAMENTE DAI GOVERNI. ORA NON PIU': CI PENSERANNO GLI “UOMINI IN DIVISA”.
Ci eravamo dimenticati dell'esistenza
dei Sindacati del lavoro pubblico. Non si sentivano più in giro.
Poi, all'improvviso una non notizia (il blocco degli aumenti, se
ricordate (DEF aprile 2014), è quasi sicuro fino al 2020 per motivi
di finanza pubblica) ha fornito nuovo materiale per i quotidiani di
gossip politico.La ragione è semplice: di cosa si sarebbero
altrimenti occupati nei prossimi 6 anni i sindacati?come noto, Renzi
ha cambiato stile. Non più tavoli e consultazioni coi sindacati ma
richiesta diretta ai lavoratori di pareri e proposte. Volontà di
eludere ed elidere i corpi intermedi? No, semplicemente non perdere
tempo e non farsi deviare dai corpi morti più o meno intermedi, più
o meno rappresentativi.Divertente. Gli hanno obbiettato che con le
riforme istituzionali non si mangia e lui reagisce rifiutandosi di
masticare carne defunta. Ovviamente è partita la rituale
proclamazione di preavvisi di sciopero la quale però è stata
immediatamente sovrastata da un pronunciamento golpista e fascistoide
di sindacati e Cocer degli uomini in divisa. Che tra parentesi (e
neanche tanto) minacciano , di fatto, di violare la Costituzione ,
dato che ci risulta che determinate categorie di servitori dello
Stato non abbiano diritto di sciopero. E di operare una grande
mistificazione, visto che si tratta di categorie lasciate fuori dalla
contrattualizzazione del pubblico impiego.Ricordate gli applausi agli
agenti inquisiti per gravi reati durante un congresso di un sindacato
autonomo di polizia? Altro che le patetiche banane di Tavecchio...E
qui ,sorpresa: è stata pubblicizzata una immediata disponibilità
all'incontro, seppure scevra da tentazioni di cedere al ricatto.
Anche i sindacati del lavoro pubblico erano stati incontrati, ma solo
dalla Madia e non personalmente da Renzi e con modalità sbrigative e
disillusorie. Gli uomini in divisa invece no. Saranno ricevuti
“personalmente” dal Premier e non solo e tanto dai vari Ministri
competenti.Questa disponibilità temperata dalla contestuale
sottolineatura che cinque polizie sono comunque troppe. Come dire:
venite pure alla riunione, anche in divisa ma attenti a quello che
dite e a dove vi sedete perchè potrebbero esserci anche per voi dei
bei forbicioni di cottarelliana fattura pronti a stagliuzzarvi le
gallonate chiappe.Beh, tutt'altra grinta rispetto alla reazione di
maniera di Alfano che l'immaginario collettivo pensa afflitto e
impaurito dalla possibilità che un bel giorno la sua scorta si
rifiuti di accompagnarlo al “lavoro”.Era aperto un tavolo presso
il suo Dicastero proprio su questi temi ma evidentemente (era
successo nei giorni scorsi anche nei suoi colloqui-bidone con le
autorità europee sulla questione Frontex) il piglio autorevole è
ancora un limite del politico che tuttavia si applica molto pur senza
immediati risultati.
Ma il dato fondamentale è che questa
differenza di trattamento tra statali e uomini in divisa (un vero e
proprio schiaffo, altro che le vignette di brunettiana memoria) è la
definitiva sepoltura di ogni e qualsiasi speranza per i lavoratori
pubblici non in divisa. Una certificazione crudele dell'inutilità
della Pubblica Amministrazione così come oggi si configura in
Italia. Quando i Sindacati pubblici urlano, imprecano e propongono lo
sciopero generale, vi prendono quindi per il culo.Il Governo
giustifica tale situazione col fatto che una comunità con un milione
di disoccupati ha altre priorità e altre urgenze. Le risorse sono
limitate e occorre fare delle scelte.Come avviene quando una
autoambulanza deve scegliere a chi prestare prima le cure, nel caso
abbia davanti più feriti.Si dice: non è vero. Le risorse per
“curare” anche gli altri ci sarebbero ma non c'è la volontà
politica di reperirle.In particolare si evoca la triade “evasione
fiscale,società partecipate, corruzione”. Questo governo è in
carica da 6 mesi, i suoi ministri sono giovani o per lo più estranei
o ininfluenti rispetto agli assetti politici precedenti. Hanno
promesso di mettere le mani in quelle tre problematiche e qualcosa,
in 6 mesi, hanno iniziato a fare. Se tra 1000 giorni riusciranno a
tener fede agli annunci bene. Altrimenti Renzi vedrà dissolversi il
suo 40% e al governo avremo Grillo o il Centro Destra o addirittura
avremo la Troika a comandare sull'economia italiana.La domanda allora
è: era ed è possibile entro dicembre (tra 3 mesi) far saltar fuori
da “evasione fiscale,società partecipate, corruzione” i miliardi
per aumentare di 100 euro al mese lo stipendio di tutti gli
statali?Perchè di questo tipo di aumento si tratterebbe. Ci sembra
improbabile. E allora di cosa stiamo parlando? Le risorse per le
150.000 assunzioni nella scuola (non immediate ma a partire dal
settembre 2015 e diluite in tre anni) verranno dalla Spending Review,
se riuscirà. Taglio del 3% a tutti i Ministeri di spesa. Tagli
lineari (obbligati, come più volte solo noi abbiamo sostenuto,
perchè i tagli mirati non sono attuabili in un paese di lobby e
mafie come l'Italia). Apriti cielo!“evasione fiscale,società
partecipate, corruzione”: in aggiunta ai soldi per gli aumenti
degli stipendi pubblici dovrebbero vedere il recupero di risorse
anche per le assunzioni degli insegnanti precari. Se fosse questione
di sola volontà politica (e non invece come pensiamo noi di
oggettiva impossibilità tecnica di ottenere risultati a breve
termine in una situazione tipica di buoi scappati) qualcuno ci sa
indicare quale schieramento politico realisticamente, vincendo le
elezioni, avrebbe potuto, potrebbe o potrà in tre mesi tirar fuori
tutte queste risorse? Ma siete sicuri che ancora in Italia vi siano
tutti questi soldi o che invece non siano stati già portati
altrove?Non credete che la risposta non sia nel passato ma nel
futuro, nel riorganizzare il Fisco,i Servizi Pubblici e gli appalti
pubblici?e soprattutto, in misure shock, immediate, per fronteggiare
l'emergenza occupazionale non con assunzioni pubbliche ma mettendo le
imprese in condizione di lavorare in Italia? Ma i Sindacati del
Pubblico Impiego si accontenterebbero di meno: che la Corte
costituzionale dichiari illegittimo il blocco dei contratti (e poi,
da dove uscirebbero fuori i soldi?) e che riesca uno sciopero
generale, cioè che ogni lavoratore butti via una giornata di
retribuzione, equivalente a una frazione mensile dell'aumento
contrattuale, facendo risparmiare il governo, come tutti sanno. Anzi,
potrebbe essere una idea: un mese di sciopero generale (d'accordo col
Governo). Col risparmio il Governo potrebbe rinnovare i contratti,
concedere gli aumenti, far vincere politicamente i sindacati. Solo
che il singolo lavoratore alla fine dell'anno si troverebbe con lo
stesso reddito di prima.O forse non sciopererebbe nessuno, cercando
di fregare i colleghi costruendosi un aumento col sacrificio altrui.
Ma a parte questi scenari tragicomici,
è l'inadeguatezza politica dei sindacati che fa piangere. I
Sindacati dovrebbero essere i primi sostenitori dei tagli e delle
riforme perchè gli sprechi sono contro i lavoratori, così come una
PA inefficiente. I sindacati della scuola dovrebbero porre il
problema del numero eccessivo degli insegnanti , nonostante queste
150.000 annunciate assunzioni e sostenere una vera riforma che porti
la scuola italiana all'altezza degli standard europei.
Ma anche sugli uomini in divisa questa
bagarre sta occultando alcune questioni di fondo.Una sola Polizia al
posto di cinque, l'aumento degli stipendi ai poliziotti
ridimensionando quelli dei dirigenti di polizia, la costruzione di
nuove carceri, l'adozione di un modello all'americana relativamente
al diritto del cittadino di armarsi. In Italia c'è troppa polizia .
Ridurre il numero,pagarli meglio, educare il cittadino alla difesa
personale.Non c'è sicurezza, è un fatto incontestabile. Se il
cittadino potesse proteggersi da solo, minacce incostituzionali di
sciopero delle forze dell'ordine sarebbero irrilevanti.Come al solito
in Italia vi sono categorie che cercano di approfittare di ritardi
dello Stato.
Analogamente per la difesa. Nella quale
albergano ancora troppi papaveri, imboscati e parassiti.Vedremo se
effettivamente questi soldi saranno stati in questi decenni ben spesi
quando , come sta accadendo ora, prenderà corpo il rischio di
attentati terroristici interni, o di attacchi da sud o da est da
parte di fondamentalisti e tagliagole. Il cittadino italiano medio è
concretamente oggi in grado, in caso di necessità, di difendere sé
stesso, la sua Famiglia e la Patria imbracciando un' arma, al pari di
quanto avviene in altri paesi?PA, Scuola, Difesa: la domanda è
sempre la stessa. Si tratta di organizzazioni efficienti?Utili?Che
giustifichino il carico fiscale sui cittadini?Il problema, come si
vede, è un po' più complesso e grave dei 100 euro in più nello
stipendio e dell'appartenenza o meno al ceto medio di chi lavora in
questi settori.
Così come, parlando della riforma
della PA, dobbiamo decidere se perdere ancora tempo dietro a sogni
irrealizzabili come si è fatto negli ultimi 40 anni o se è arrivata
ora di intraprendere altre strade .La lotta all'evasione fiscale
(fenomeno storicamente speculare e legato, non dimentichiamolo,
all'indebitamento pubblico e alle assunzioni clientelari soprattutto
a beneficio del Mezzogiorno nella Pubblica Amministrazione) è
fallita perchè è il sistema fiscale che ha assunto caratteristiche
demenziali. L'idea della Flat Tax è ottima e a chi obbietta la
violazione del principio di progressività (obiezione a cui già
qualificati esperti hanno replicato ipotizzando correttivi sul piano
della modulazione diversificata delle detrazioni) ripetiamo quanto
affermato relativamente all'adozione dello Spoils-System per i
dirigenti pubblici: è una buona occasione per cambiare la
Costituzione. Le conseguenze, relativamente al futuro dell'Agenzia
delle Entrate e ai concorsi per dirigenti, sono ovvie, dal nostro
punto di vista. Certo, se ciò si realizzasse crollerebbe tutto un
mondo di commercialisti, tributaristi, dirigenti-funzionari che
arrotondano da consulenti, sindacati che hanno alimentato contenziosi
giudiziari,corruzione, ecc. Tra non molto i dirigenti scolastici
decideranno sugli scatti di merito degli insegnanti. Bene, era ora.
Però non basta. Occorrerà che entrambe le figure si aggiornino e
riqualifichino (sì, proprio come si fa con il vecchiume nei centri
storici). E lo stesso nella amministrazione della giustizia. Solo
noi, francamente, abbiamo sempre sostenuto che la riorganizzazione di
quel personale è indispensabile. Ma soprattutto la digitalizzazione
accompagnata dal blocco del turn over. Il futuro è nella diminuzione
del personale in tutta la PA attraverso un utilizzo oculato
dell'informatica e un conseguente risparmio.E se ciò provocasse la
riduzione del numero dei tesserati ai Sindacati, chissenefrega,
meglio così che pesare sull'esistenza dei cittadini.. Se (e non
siamo d'accordo) gli 80 euro vengono considerati una elemosina, cosa
sarebbero invece 100 euro di aumento contrattuale, una botta di
vita?Ma non fateci ridere!Anche qui, è ora di innovare. Guardare in
faccia alla realtà. Chi non è d'accordo in teoria su un aumento di
stipendio a favore di un onesto lavoratore pubblico? Tutti lo siamo.
Ma occorre vedere se ci sono i soldi e se quelli previsti in futuro
siano probabili e veri.L'Italia è un Paese in cui occorre che si
riprenda a creare ricchezza.Se gli espropri proletari non si
realizzano neppure a Cuba o in Cina ci sarà un motivo. E quindi è
difficile che si realizzino in Italia con patrimoniali o prelievi
notturni alla Giuliano Amato o massacrando i proprietari di immobili.
Occorre una giustizia e una equità retributiva, certamente. Ma in
nessun paese del mondo uno si arricchisce facendo l'impiegato
statale. Se, come legittimo, un dipendente pubblico ambisce a
guadagnare di più è giusto , come avviene ora , che lavori in nero
(o peggio, vada in cerca di bustarelle) o non sarebbe meglio che alla
luce del sole, in deroga al principio di esclusività, gli fosse
consentito, pagando le tasse, di fare un secondo lavoro nel privato
o, ancor meglio, di guardarsi intorno e cercare di diventare
imprenditore, lasciando la PA? Avendo veramente più soldi in tasca
da spendere per sostenere consumi e domanda interna?La
Costituzione'Cambiamola, no?Le riforme a che servono, se non a vivere
meglio?La contrattazione pubblica? Ricordate? Solo noi avevamo detto
che era una cagata pazzesca (e, non a caso, nel Pubblico Impiego, le
categorie “forti” se ne sono tirati fuori...).Abbiamo fiducia che
l'Italia emersa dalle recenti elezioni europee abbia colto queste
esigenze e che sosterrà scelte coraggiose e ineludibili. Solo una
richiesta facciamo a Renzi: accelera su riforma fiscale e del lavoro,
perchè è questo che veramente interessa alla gente.
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