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giovedì 11 luglio 2013

SENTENZA PROCESSO BONA. AVV. ANDREA BENZI: "IL GIUDICE E' STATO SEVERO, GIUSTO E CORAGGIOSO"

IL SERVIZIO DEL TG1:
http://news.centrodiascolto.it/video/tg1/2013-07-11/cronaca-giudiziaria-nera/omicidio-fontana-condannato-venti-anni-imprenditore-bo


DA TGCOM 24
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lombardia/articoli/1105519/uccise-col-cianuro-20-anni-a-killer.shtml  

"""""""""Uccise farmacista con il cianuro: 20 anni a killer L'imprenditore Gianfranco Bona aveva dei debiti con la sua vittima. Il delitto è avvenuto a Milano


16:09 - E' stato condannato a venti anni di reclusione l'imprenditore Gianfranco Bona, accusato di aver ucciso a Milano, nell'aprile del 2012, il farmacista Luigi Fontana. L'uomo, a cui Bona doveva una somma di denaro,  fu avvelenato con un crodino al cianuro. Il pm aveva chiesto l'ergastolo, il gup di Milano non ha escluso la premeditazione ma ha concesso le attenuanti generiche.Lo stesso pm in requisitoria aveva spiegato che l'imprenditore riceveva "prestiti ad usura" dalla vittima. Bona doveva a Fontana all'incirca 270mila euro che non riusciva a saldare. Durante l'interrogatorio fu lui stesso a confessare che "l'ho avvelenato per non pagare il debito". Ed era stato il farmacista, un mese prima, a fornire il veleno all'amico. Il condannato dovrà infine risarcire i familiari della vittima. Il gup di Milano, Luigi Gargiulo, ha infatti disposto provvisionali di risarcimento a carico dell'imputato di 150mila euro a favore della moglie del farmacista e di 163mila euro a testa per le due figlie.

Il legale del condannato: "Giudice severo e coraggioso" - "Siamo soddisfatti per una sentenza giustamente rigorosa e a breve esamineremo le motivazioni". Lo ha detto l'avvocato di Gianfranco Bona, Andrea Benzi, che commenta così la decisione del gup di escludere la premeditazione e concedere all'imputato le attenuanti generiche. "In questa storia - ha voluto precisare il legale - non ci sono né vincitori né vinti, è una storia di dolore e tragedia e ritengo che ci fossero le attenuanti che sono state riconosciute". Il giudice, ha concluso il legale, "è stato severo, giusto e coraggioso"."""""""""

giovedì 4 luglio 2013

FASCIANI (AGL) : "BENE LA CONSULTA, ORA SI SUPERI IL NEFASTO PROTOCOLLO DEL 31 MAGGIO CON UNA NUOVA LEGGE SULLA RAPPRESENTATIVITA'"

"In passato come AGL avevamo chiesto più volte una riforma del testo dell'art. 19 dello Statuto dei Lavoratori. Quanto accaduto ieri è conseguenza di alcuni ricorsi della FIOM nell'ambito della vertenza FIAT ma il risultato è un passo avanti per tutti i sindacati, come il nostro, non istituzionalizzati, in tutto il settore privato. Ora il passo successivo dovrà essere la sconfitta del tentativo di oligopolizzare la rappresentanza sindacale operato da CGIL,CISL,UIL,UGL (e purtroppo la stessa FIOM) col protocollo del 31 maggio scorso e il varo di una nuova legge che fissi, nel privato, le regole di una corretta determinazione della rappresentatività di tutti i sindacati (e non solo di alcuni di essi, più "graditi" degli altri da parte dei datori di lavoro). Ma non basta: occorre che queste regole determinino una reale incisività del ruolo del sindacato.Garantendo comunque a tutti accessibilità e diritto di tribuna. Non dimentichiamo infatti la nefasta esperienza nel settore pubblico, dove regole , adottate da alcuni anni, apparentemente ineccepibili hanno prodotto lo scadimento dei sindacati rappresentativi al ruolo di capi-classe e/o soprammobili. Comunque impotenti. Se le regole producono una falsa democrazia allora è meglio farle saltare e tornare alla sana e libera dialettica sociale e sindacale."

mercoledì 19 giugno 2013

IL PENDOLO DEL “FARE”: GRILLO TI CI MANDA “A”, LETTA TI METTE “IN” POSIZIONE. MA SI STA PARLANDO DEL “NOSTRO”. RIVALUTIAMO RICUCCI : “FATE TUTTO QUEL CHE VOLETE MA USANDO IL VOSTRO, NON QUELLO DEGLI ALTRI”

Il Decreto del Fare è un bel colpo alle convinzioni di chi pensava che i due PD (+-L) fossero due facce della stessa medaglia. Questi 80 articoli sono talmente eterei e inconsistenti, quasi patetici, che per la prima volta stiamo cominciando a credere che veramente quei due soggetti, prima , fossero, alternativamente, maggioranza e opposizione. Ma del nulla, perché quando le iniziative “incisive” sono di tale portata vuol dire che il faro non è la condizione reale del cittadino ma l’esigenza, per il ceto parlamentare, di prolungare la propria esistenza per il maggior numero di mesi possibili.La novità di questi ultimi tempi è la consacrazione di questo “sacrificio” da una parte come attuazione di una volontà superiore proveniente dal Colle più autorevole e dall’altra come servizio per la sopravvivenza di una democrazia nella quale la volontà di un quarto dell’elettorato si è scoperto essere confluita in un soggetto politicamente non spendibile composto da persone comuni sconvolte dall’improvvisa vincita a una lotteria e che quindi hanno ben altro a cui pensare.Ha ragione chi ritiene che ormai anche la società politica (di poco preceduta dall’economia) si sia sciolta al cospetto della BCE. Ma come pensare che in Italia possa crescere, tra gli attuali nani politici, un soggetto che sia in grado di parlare da pari a pari con i nostri rivali?Non siamo stati ancora in grado di abrogare l’attuale legge elettorale, la classe politica si dimostra impotente e timorosa ad affrontare i nodi delle crisi bancarie (MPS) o della politica industriale (ILVA) per un semplice motivo che tutti hanno compreso ma nessuno vuole ammettere: che sono tutti collusi e tutti a libro paga di quei soggetti. E i nostri colleghi degli altri sindacati (quelli purtroppo che immeritatamente riscuotono un consenso di massa) trascinano masse di lavoratori ormai disperati in manifestazioni parata con parole d’ordine di vent’anni fa oppure predicando un conflitto che mai potrà trovare sbocco politico poiché nessun partito in realtà oggi fa proprie le ragioni di chi produce (divenuta una minoranza).Chiamiamo pertanto le cose con il loro nome: il governo Letta sta semplicemente facendo melina, prendendo tempo, sperando che qualche indice dell’economia ci dica che si stia invertendo la marcia.
Ma chi è critico con questo stallo dovrebbe avere anche la forza di porre sul piatto un argomento che da tempo si sussurra e, speriamo, non si affronti quando ormai sarà troppo tardi e avremo le strade invase dai manifestanti affamati: l’appartenenza all’Europa, l’uscita dall’euro. E’ evidente che le stesse forze che soggiogano il popolo italiano alla BCE vogliano impedire la fine di questa Unione Europea (l’uscita dell’Italia la provocherebbe). Ma il nodo è lì e, poiché la situazione non è riformabile, prendiamone atto.
Sarebbe nefasto che qualcuno approfittasse di questa crisi dell’economia privata per rilanciare il ruolo dello Stato nell’economia. Sarebbe un disastro ancor peggiore, soprattutto in Italia, in cui la Pubblica Amministrazione (per la sua storia) è tra i principali responsabili dello sfascio e della rovina. Piuttosto potrebbe questa essere una occasione unica per azzerare tutto e ricostruirne uno nuovo, più snello e efficiente (altro che i pannicelli caldi, nel decreto, sulla giustizia civile e su Equitalia), mandando a casa innanzitutto i vertici dirigenziali strapagati e miracolati da agganci politici, territoriali, famigliari, alleggerendo i loro assegni pensionistici con un contributo forzoso di solidarietà a vantaggio dei meno abbienti. Meno stato quindi , più mercato e più libertà. Ce lo insegna la storia, non quella italiana dove lo Stato non è mai stato pubblico ma proprietà privata e dove il privato e il mercato non sono stati mai liberi  ma il travestimento delle burocrazie funzionale a continuare a fare il proprio comodo alle spalle dei contribuente. Ce le ricordiamo o no le liberalizzazioni e privatizzazioni all’italiana?Altro passaggio fondamentale: lotta all’oppressione fiscale, ai monopoli (anche nelle professioni) e alla burocrazia. Queste riforme non potranno mai essere realizzate da politici (eletti dagli italiani, soliti ad un uso generoso del loro di dietro) che hanno creato un sistema fiscale demenziale, appartenenti a professioni protette, al vertice di un sistema di potere fondato sulla intoccabilità dei vertici ministeriali (altro che spoils system).

venerdì 3 maggio 2013

LA FESTA (1° MAGGIO) E' FINITA MA CGIL-CISL-UIL NON HANNO RISPOSTO: PADELLA O BRACE?

Non abbiamo voluto intervenire durante la festa del 1° Maggio, festa che onoriamo e rispettiamo, per la storia che rappresenta. Non sta bene infatti né rovinare le feste altrui né delegittimarle o sminuirle. Abbiamo avuto però una netta sensazione. Che sia stata un'occasione di unità si, ma da parte di sindacati superati, che da anni non ne hanno imbroccata una e che non sanno più quali pesci prendere. Fin qui nulla di male. Non si può imputare a sindacati normali, fatti di gente normale, di non saper guardare al di là del proprio naso. Non sono solo loro, ma i lavoratori tutti, preoccupati della propria sopravvivenza. E quando uno ha timore fondato di non farcela a mettere insieme il pranzo con la cena, quando mancano gli zuccheri dal cervello, la fantasia difetta e la capacità di ragionamento rallenta. Capiamo quindi il disorientamento della Triplice ma ciò non significa lasciarli fare, consentire loro, cioè, di portare a fondo definitivamente l'insieme dei lavoratori italiani. La strada da intraprendere è diametralmente opposta a quella che ci hanno indicato da anni, ripetendosi, questa volta unitariamente, nelle rituali manifestazioni e comizi. Il primo errore è considerare il “lavoro” come un oggetto che qualcuno avrebbe nascosto chissà dove. In realtà il lavoro, ossia la società che si muove, è uno stato complessivo che bisogna recuperare al più presto rimettendo in moto la società stessa e l'economia, rimuovendo ostacoli di cui sono responsabili anche le più grandi organizzazioni sindacali. Quel concetto di lavoro non può essere più quel che serve all'Italia perchè puzza di assistenzialismo lontano un miglio. Parliamoci chiaro: questi signori vorrebbero far assumere dallo stato i lavoratori espulsi dal processo produttivo, Pagando i loro stipendi con tasse a carico di chi non è rappresentato e tutelato dai sindacati confederali. Svegliatevi amici: non siamo più negli anni settanta e questa soluzione è improponibile. In realtà quello stesso “lavoro” , nei progetti di questi signori, dovrebbe finanziare le pensioni di coloro che costituiscono un pilastro fondamentale del residuo consenso di quella parte. Se oggi la perdita del lavoro è un dramma in Italia è anche perchè per decenni è stato lavato il cervello a milioni di lavoratori convincendoli che se uno nasce dipendente mai e poi mai potrà cambiare lavoro se l'economia lo richiedesse. Tanta disperazione, rassegnazione e rinuncia, soprattutto nel centro sud, tanti suicidi assurdi discendono proprio dalla diffusione di questa scellerata ideologia, incapace di costruire una umanità che pratichi un giusto mix tra collettivismo e individualismo. Il Paese è stanco di essere preso in giro dai sindacati e dalla classe politica di governo. E' dal dopoguerra che è noto a tutti coloro che, anche poco, si interessano di questi argomenti, che quando si afferma di voler reperire le risorse necessarie dalla lotta all'evasione fiscale è come se si dicesse che quei soldi non verranno recuperati mai. Stranamente si fa passare in secondo ordine l'Europa , quando è la prima a ricordarcelo. Dire che si vuole redistribuire il reddito tramite le risorse disponibili (?!) provenienti dall'evasione è come assicurare i meno abbienti che per loro continuerà a non farsi un bel nulla. Imperdonabile, ciò, quando detto da un capo sindacale, quello deputato, in democrazia, a rappresentare e tutelare i lavoratori. Finchè non si metteranno in testa che il lavoro non si crea da assunzioni dirette dello Stato o da parte di aziende assistite dallo stato ma unicamente dalla ripresa di aziende capaci di crescere nella competizione, dell'Italia di oggi dimostreranno di non aver capito nulla. L'Italia non è né morta, né viva né moribonda. Noi pensiamo semplicemente che sia ferma e che ancora da essa non sia emersa una classe dirigente (economica, politica e sindacale) in grado di portare fuori dalla palude una popolazione anch'essa colpevole, per ignavia, dello sfascio e che dovrà dimostrare, riappropriandosi di un ruolo partecipativo, di meritare di sopravvivere. Più volte abbiamo detto che il nodo della crisi italiana è nello Stato (assunzioni clientelari e sistema fiscale demenziale, generatore di evasione, in primis) e nelle Banche. E' da lì che occorre iniziare per costruire un Paese nuovo. Si tratta di soggetti oggi forti e autoreferenziali che difficilmente cambieranno. I sindacati farebbero bene a lasciar perdere le piazze e a dire direttamente che cosa hanno in mente per cambiare il Paese in quei due gangli fondamentali. Il resto sono chiacchiere e illusioni. Ebbene né il primo maggio né in precedenza abbiamo avuto concrete risposte. Male, perchè non c'è più tempo, la gente non ha più pazienza e ormai non si fa impressionare più neppure dalle Istituzioni. Temiamo che questo governo di grande coalizione, più che di una occasione per tirarsi su le maniche e darsi da fare per salvare il Paese (un po' come avvenne per gli angeli del fango dell'alluvione di Firenze, magari fosse cosi!) sia in realtà un grande alibi per chi è stato incapace finora di risolvere i problemi e una maniera di guadagnare tempo per chi (potendoselo permettere) abbia necessità, il prima possibile , di portare al sicuro, all'estero, soldi, risorse e imprenditorialità. Tra poco, quindi, l'evasione fiscale potrebbe essere un problema definitivamente risolto per emigrazione senza ritorno (portandosi dietro il malloppo) di chi ha evaso. Nulla sul reddito minimo garantito, nulla sulle zone franche fiscali per lo sviluppo, nulla sull'abolizione dell'Irap. Certo, dell'Imu si parla, essa sembra il fulcro dello scontro. Perpetuando l'Imu probabilmente rovineremo coloro che non avendo liquidità dovranno vendersi casa (sottocosto agli speculatori) per pagarla (faccia molta attenzione, la Triplice: la sua platea è in gran parte quella di proprietari di case). Mantenendola consentiremo ai Comuni di non fallire smettendo di fornire servizi essenziali. Altro modo concreto di trovare questi soldi, se notate, non l'ha indicato nessuno. Manca un progetto, da parte di chiunque, che sia credibile e che permetta ai lavoratori di sposare l'una o l'altra tesi. Chi ha governato ha le sue colpe. Ma anche chi doveva fare opposizione e costruire una alternativa non ci sta proponendo altro che la scelta (valga per tutti proprio l'esempio dell'Imu) se finire in padella o nella brace. Diciamo qualcosa di impopolare: se una classe dirigente è l'espressione di un popolo (che l'ha votata o quanto meno le ha consentito, senza ribellioni, di conservarsi e, per la parte che ci interessa, di essere pungolata da sindacati di marzapane) non sarà forse il popolo italiano (gran parte di esso) ad avere qualche problemino nella propria mente e nella sua forza di volontà?

giovedì 11 aprile 2013

AL VIA A MILANO IL PROCESSO PER L'AVVELENAMENTO DI UN FARMACISTA DA PARTE DI UN IMPRENDITORE DELL'AUTOTRASPORTO: IPOTESI INQUIETANTI AL VAGLIO DEI GIUDICI


Molti ricorderanno il fatto di cronaca che ebbe qualche tempo fa risonanza nazionale. L'anomalo omicidio, tramite avvelenamento, da parte di un imprenditore in difficoltà dell'”amico” farmacista.
La vicenda torna alla ribalta (lo testimonia l'articolo apparso ieri sulla cronaca milanese di Repubblica e che qui riportiamo) perchè è arrivato il momento dell'inizio del processo. Saranno i giudici a dirimere la questione e non sarà un compito facile. Certo, la linea difensiva dell'imprenditore scelta da parte dell'Avvocato Andrea Benzi, del Foro di Milano, se le gravi ipotesi che innanzitutto la Squadra Mobile ha avanzato (delitto consumatosi all'interno di un giro di usura in cui sono coinvolti anche pregiudicati appartenenti a clan mafiosi) saranno confermate dai giudici , non potrà non dipingere anche un preoccupante affresco delle condizioni nelle quali la piccola impresa oggi si trova a operare nel nostro Paese, in particolare al nord. L'imprenditore, Gianfranco Bona, era a capo di una impresa dell'autotrasporto che contava una ventina di dipendenti. Il nostro Sindacato, l'AGL, si è adoperato in prima persona, nei mesi scorsi, tramite accordi individuali stipulati in sede sindacale, affinchè per i lavoratori fosse garantita una uscita indolore dall'azienda ormai cessata e a rischio di fallimento. Una vicenda amarissima che dimostra come due questioni, pur da tempo all'ordine del giorno della polemica politica (le Pubbliche Amministrazioni che non saldano i propri debiti con le imprese fornitrici e il ruolo sconcertante da parte del sistema bancario nel creare più difficoltà possibili al sistema delle imprese e ai suoi lavoratori) irrisolte per mancanza di volontà da parte di chi ha governato finora il Paese, stanno mietendo vittime (pensiamo ai suicidi) tra imprenditori, professionisti e soprattutto i lavoratori e le loro famiglie che finiscono sul lastrico. In Italia si suol dire che il potere pubblico si muove tardi sulle situazioni più a rischio e solo quando ci scappa il morto. Ecco, qui non solo i morti ci sono da mesi ma abbiamo l'impressione che un po' tutti ci stiamo facendo l'abitudine. Non solo quindi un paese in decadenza per la crisi globale ma, purtroppo , un'Italia che sta sempre più sprofondando nell'indifferenza, nella violenza e nella barbarie. Inutile dire che se è la mafia l'unico prodotto italiano per il quale va a gonfie vele sia l'esportazione (valga a dimostrarlo l'ultimo libro di Saviano in cui si osserva che il modello italiano è sempre più il punto di riferimento per le più spietate cosche nel mondo) sia il mercato interno (assieme all'usura può entrare nelle vite di tutti, come questo fatto di cronaca conferma) allora sono in pericolo la convivenza civile e la democrazia. E significa pure che la spinta propulsiva delle vecchie associazioni anti mafia e anti usura forse si è esaurita e finalmente è arrivata l'ora che ogni partito, ogni sindacato (come noi dell'AGL), ogni organizzazione datoriale, ogni ordine professionale debba prendere in mano queste bandiere, senza più delegarle ad avanguardie solitarie.