Luciano Barca: Aula Camera osserva minuto silenzio per commemorazione
22 Novembre 2012 - 11:42
(ASCA) - Roma, 22 nov - L'Aula della Camera, dopo una
commemorazione del presidente Gianfranco Fini, ha osservato un minuto di
silenzio per ricordare Luciano Barca, padre del ministro per la Coesione
Territoriale, Fabrizio Barca.
Luciano Barca, scomparso a Roma il 7 novembre, giornalista, scrittore, partigiano e politico italiano, classe 1920, iscritto al Pci dal 1945, venne eletto nel 1956 nel Comitato Centrale del partito ed entro' nel 1960 nella segreteria nazionale. Dal 1963 al 1987 fu deputato al Parlamento, mentre dal 1987 fino al 1992 senatore.
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Consentitemi un ricordo personale dell'allora On. Luciano Barca da parte di un ex ragazzino che allora (a 15 anni, nel '76 o giù di lì) faceva i primi passi nella politica.
Barca aveva, oltre a quelle umane da tutti riconosciutegli, una dote unica: sapeva far comprendere l'economia anche alle persone più umili. I suoi comizi erano delle lezioni, tornavi a casa arricchito, con la consapevolezza di aver capito qualcosa in più dei meccanismi che governano lo sfruttamento (ancora purtroppo di attualità) dell'uomo sull'uomo.Capivi che era un riformista ma non per opportunismo, bensì per rigore ed onestà intellettuale. Ed inoltre era uomo serissimo ed austero, sullo stile e nel solco di Enrico Berlinguer, una persona della quale tanti lavoratori (anche non comunisti) che l'hanno apprezzato sentono oggi più che mai la mancanza.Così come di Luciano Barca.
Luciano Barca, scomparso a Roma il 7 novembre, giornalista, scrittore, partigiano e politico italiano, classe 1920, iscritto al Pci dal 1945, venne eletto nel 1956 nel Comitato Centrale del partito ed entro' nel 1960 nella segreteria nazionale. Dal 1963 al 1987 fu deputato al Parlamento, mentre dal 1987 fino al 1992 senatore.
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Consentitemi un ricordo personale dell'allora On. Luciano Barca da parte di un ex ragazzino che allora (a 15 anni, nel '76 o giù di lì) faceva i primi passi nella politica.
Barca aveva, oltre a quelle umane da tutti riconosciutegli, una dote unica: sapeva far comprendere l'economia anche alle persone più umili. I suoi comizi erano delle lezioni, tornavi a casa arricchito, con la consapevolezza di aver capito qualcosa in più dei meccanismi che governano lo sfruttamento (ancora purtroppo di attualità) dell'uomo sull'uomo.Capivi che era un riformista ma non per opportunismo, bensì per rigore ed onestà intellettuale. Ed inoltre era uomo serissimo ed austero, sullo stile e nel solco di Enrico Berlinguer, una persona della quale tanti lavoratori (anche non comunisti) che l'hanno apprezzato sentono oggi più che mai la mancanza.Così come di Luciano Barca.