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mercoledì 22 agosto 2012

IN MERITO ALL'INTERVISTA DI SUSANNA CAMUSSO E AL DIBATTITO SEGUITO

http://www.unita.it/italia/stato-intervenga-e-compri-aziende-in-crisi-1.438907
La Camusso ha il merito, al contrario di Bonanni (il quale ripete come un mantra la parola "concertazione") di cercare di guardare un po più in là. La prima obiezione però è scontata: o fino ad oggi ci siamo raccontati delle balle oppure pensare a soluzioni che vedano uno Stato (tramite la Cassa Depositi e Prestiti) che spende per acquistare azioni e quote è sognare ad occhi aperti. Significherebbe , in una maniera o nell'altra, chiedere ulteriori soldi ai contribuenti i quali non ne hanno proprio più. Basterebbe riflettere sul fatto che neppure gli stessi tecnici abbiano pensato autonomamente a tale soluzione. Sarebbe stato immaginabile, crediamo, il no della parte pidiellina della maggioranza. Poichè non faremmo onore alla Camusso nel pensare che lei possa illudersi di convertire Berlusconi, c'è da pensare che questo sia un messaggio diretto al Pd, nella misura in cui possa ipotizzarsi che faccia parte determinante della maggioranza post elezioni. Dare forza, insomma, all'interno di quel partito, a coloro che da anni sono insofferenti al volto neoliberista di quella forza politica. Ma qui la Camusso rischia di fare l'errore opposto di Bonanni, ossia di adottare una gittata eccessivamente lunga.
Poichè l'interrogativo da porsi è: dato per scontato che Monti/Passera non sono disposti ad accontentare nè l'uno (Bonanni) nè l'altra (Camusso), cosa indichiamo, tatticamente e strategicamente, come sindacati, ai lavoratori italiani?
Noi non abbiamo soluzioni miracolose in tasca però ci sembra che vadano meglio collocati alcuni paletti del ragionamento. Come premessa per arrivare a proposte e soluzioni credibili.Innanzitutto: a livello europeo la lotta sindacale è altrettanto fallimentare dell'idea stessa di Europa. Capiamo che grandi sindacati abbiano la responsabilità, per la parte che loro spetta, di farsi garanti della stabilità di un sistema che hanno contribuito a costruire. Ma sperare che in pochi mesi (non ci si è riusciti per anni) si riesca a costruire, attorno all'euro, l'Europa politica che era nei sogni dei fondatori, sembra non solo illusorio, ma, ormai, anche un pò patetico. Se dopo mesi di travaglio l'apice della mobilitazione sindacale europea sarà quello di stare per sottoscrivere un documento contro il Fiscal Compact, stiamo veramente freschi. Non siamo certo filo-tedeschi ma fa un pò impressione che da diverso tempo è dato ascoltare e leggere idee veramente innovative solo da Schulz piuttosto che dagli eredi della tradizione socialista e eurocomunista italiana. Vediamo cioè in Italia ben poco feeling tra un'intellettualità europea e italiana che da anni elabora soluzioni alternative all'euro, alla UE di banca e finanza e a un modello di sviluppo eccessivamente squilibrato sull'idea di crescita e una classe dirigente sindacale il cui cuore batte solo leggendo gli Studi di Confindustria.Quindi, coraggio, aspettiamo di conoscere quale sia il piano B dei grandi sindacati italiani nel caso che l'Europa non risorga. Non dovrebbe essere così difficile per dei Sindacati che fino a poco tempo fa organizzavano un ceto medio di lavoratori dipendenti che in gran parte non lo è più, in quanto la CIG (che sta per esaurirsi) ha preso il posto dello stipendio, la pensione è e sarà sempre di più una burletta, la casa in proprietà la sta per perdere, i risparmi li sta per esaurire. E i figli, se lavoreranno, lo faranno da precari.Quindi un limite ideologico e culturale. Ma anche un freno dettato dalla necessità di tutelare settori , serbatoio di iscrizione ai sindacati, di cui nessuno si è mai veramente interessato finchè la spending review non ha iniziato a rivoltare certi sassi. L'accusa è quella ai tagli lineari, indiscriminati, alla soppressione di posti di lavoro. Però fa impressione l'affermazione relativa ai tagli delle società che lavorano per comuni ed enti locali. Alcune cose non quadrano: ma i tecnici non sono stati nominati proprio in quanto avrebbero dovuto avere le conoscenze per scegliere tra taglio e taglio e per una migliore modulazione?E che significa esattamente l'espressione "posti di lavoro"? Vogliamo dire cioè che casualmente emerge l'impossibilità, checchè ne dica Bonanni, che nello stesso soggetto coesistano un ruolo di difesa dell'esistente (posti di lavoro, amministrazioni pubbliche e private che li hanno creati) e di concertazione (in cui si dovrebbe parlare di mobilità da un lavoro all'altro e di razionalizzazione, del pubblico e del privato: non tagli fini a se stessi ma miglioramenti dei servizi con risparmio di spesa).
In sintesi: i più grandi sindacati italiani, non sapendo gestire questa contraddizione, in realtà, da anni, non sanno cosa fare. O meglio: alla base c'è sicuramente un conflitto, legittimo, per difendere posti di lavoro ma quando ciò sale ai livelli alti prevale il sindacato concertativo che spesso per primo sopprime quelle istanze. Un pachiderma che si nutre di se stesso e che di fatto è inutilizzabile in situazioni come la presente, di crisi e scelta obbligata. La vicenda ILVA è il paradigma di tale stallo.E questi vorrebbero in pochi mesi costruire la nuova Europa? Poveri lavoratori (ed ex lavoratori) italiani!
C'è molta demagogia (ma la perdoniamo: chi non è demagogo in questa epoca in cui siamo tutti costretti a risvegliare l'attenzione degli ascoltatori in qualsiasi maniera possibile?)in questa intervista della Camusso . Il passaggio relativo alla retribuzione dei manager pubblici con Titoli di Stato è emblematico.Innanzitutto è curioso che si invochi la resa dei conti per tutti in Italia e solo per i manager valga la regola "da adesso in poi". Inoltre come si fa a criticare i tagli lineari e poi a proporre una retribuzione lineare solo per i manager? I quali si guarderanno bene dal reagire perchè già si sono accorti che con la soluzione-Camusso guadagneranno di più senza sforzo e rischi, sulla nostra pelle.Qui sicuramente non ci sarà un conflitto di interesse con la CGIL. Anzi...
Continua poi la polemica tra comari con la Fornero che, andando avanti di questo passo, risolleverà il movimento maschilista in Italia. Però la critica sta in piedi. Noi andiamo più in là: non i sindacati di base ma i consulenti del lavoro, l'altro giorno, hanno certificato che la riforma Fornero fa diminuire il lavoro nelle aziende italiane, la pratica esodati è stata avocata a sè dalla Commissione Lavoro della Camera che forse, bipartisan, ha escogitato l'uovo di colombo, nessuna richiesta di dimissioni della Fornero ci sembra arrivata nelle ultime ore dalla CGIL, nell'intervista si parla di lavoro come primo problema dell'Italia ma, stranamente, il primo sindacato italiano, non si pone la domanda capitale: a cosa serve il Ministero del Lavoro oggi in Italia, oltre a far diventare ministri, prossimamente, Damiano o Ichino o Vendola? Vogliamo ragionare su cosa propone la CGIL affinchè, per conservare effettivamente tutti gli 8.000 posti attuali nel Ministero del Lavoro (e per promuovere la creazione di altri milioni di posti al di fuori di esso) lo stesso non sia più unicamente un apportatore di problemi per chi in Italia voglia lavorare o dare lavoro ma qualcosa di utile e produttivo?
Si passa poi al tema forte, alla novità. Fino a ieri per lo più si parlava di riduzione del cuneo fiscale, poi di patrimoniale per finanziare gli investimenti. Ma la patrimoniale è stata messa nel congelatore da Monti (reazioni? Per carità: con Monti è vietato polemizzare: ci sono le elezioni prossimamente) e allora , con congruo anticipo (in modo da dare il tempo a chi lo volesse di abbandonare l'Italia, portandosi dietro i patrimoni residui qui rimasti e alla stampa moderata di attenuare pian piano l'effetto dirompente) , si parla di "nazionalizzazioni" . Che storicamente furono attuate da Stati vittime di comportamenti neocolonialistici da parte di multinazionali in paesi poverissimi realizzando una riappropriazione di patrimoni in capo a quelle collettività. Ossia: è concetto diverso dal dire: capitalisti, non ci volete salvare? Non credete più in noi? Bene, vi lasciamo andare tranquilli tanto le quote delle vostre Aziende saranno acquistate, pagandovele, dalla collettività con soldi propri. Appena saputo di questa proposta della Camusso, Marchionne ha seriamente considerato di prendere la tessera della CGIL e completare la fuoriuscita della FIAT dall'Italia. Non è poi chiaro, riguardo alla FIAT (e alle affermazioni pro-concorrenza che salutiamo, dopo 50 anni di attesa) , un concetto: secondo la
Camusso veramente Marchionne venderebbe allo Stato quote di FIAT non curando che venga evitato l'insediamento di concorrenti della FIAT in quegli stabilimenti?Ci siamo già dimenticati la vicenda DR Motors/Termini Imerese? Oltre al'astio personale del leader della CGIL nei confronti di Marchionne, a nostro parere andrebbe meglio analizzato perchè nel settore auto negli USA qualcosa ci si sia inventato e in Italia questo non sia stato possibile. Detto fuori dalle righe, ci si è dimenticati di Fisco, Infrastrutture, Diritto del Lavoro, Pubblica Amministrazione? Anche perchè se tutti i mali dipendessero da Marchionne e non dall'Italia, alla fine qualche imprenditore straniero si sarebbe pure presentato nel nostro Paese. E invece...
Cogliamo l'occasione per dire qualcosa anche su un ritornello che negli ultimi tempi viene ripetuto da molti. Riguardo ai costi della corruzione e alla non volontà del governo di adottare provvedimenti che la debellino e ne facciano recuperare i costi. Sacrosanto.Ma occorre dire alcune spiacevoli verità, che si collegano anche all'ipotesi che lo Stato riprenda in mano alcune leve dell'economia. Già abbiamo parlato di ciò relativamente al tema dell'evasione fiscale e dell'illusorietà di certi proclami. Rispondiamo a queste domande:anche nel caso di nuovi provvedimenti anticorruzione (secondo noi già basterebbero quelli esistenti, ma vada per i nuovi modelli, come direbbe la FIOM) chi dovrebbe garantirne l'applicazione?Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Magistratura, Agenzia delle Entrate, INPS, Ministero del Lavoro.....
Nel caso di acquisizione di quote di Aziende da parte dello Stato, chi dovrebbe garantirne la gestione? Passera, Grilli, Bondi, Ferrante (per fare un esempio), ecc. .....
Esistono meccanismi collaudati che diano garanzia a questo Stato di poter fare totale e cieco affidamento sui suoi organi di controllo per combattere fenomeni come la corruzione (o l'evasione fiscale)?
I boiardi (utilizzati a suo tempo da IRI e ENI, o nelle Partecipazioni Statali) , quale tipo di "managerialità" hanno dispiegato?
Chi stabilisce quale sia la grande corruzione e quella piccola, invece, tollerabile? E i piccoli quale sostegno darebbero a quei partiti che chiedessero successivamente una attenuazione degli interventi? La vicenda Equitalia non ci sta insegnando nulla?
L'aggiustamento è sempre in agguato. Notate come in pochi giorni siamo passati dalla gogna per i proprietari dell'ILVA all'annuncio di una "vertenza sindacale" dalla quale si evince che non sarà sul piatto, per la bonifica, il patrimonio della famiglia Riva ma le risorse ricavabili da una esausta collettività che ha già dato. In conclusione: la CGIL vuole far pagare a tutti noi l'acquisto di quote di Aziende Private, sperando di avere, dai nuovi proprietari (il futuro Governo, probabilmente più vicino politicamente alla CGIL) quell'ascolto che oggi non ha (e i lavoratori se ne stanno accorgendo).
Non vogliamo però essere, in conclusione, pessimisti e disfattisti. Tanto che abbiamo colto, in uno degli interventi succedutisi dopo l'intervista della Camusso, quello del Prof. Giulio Sapelli, uno spunto di riflessione che a nostro parere va coltivato.
Dice il Prof. Sapelli, dopo essersi dichiarato d'accordo con la proposta della Camusso di un nuovo intervento dello Stato nell'economia:
""""""""""(...)nell’economia italiana è necessario anche il rafforzamento di quello che è un nostro patrimonio peculiare. Mi riferisco alla presenza di imprese la cui priorità d’azione non è il raggiungimento del profitto, in primis le cooperative che vanno in qualche modo “restituite” alla loro missione».Perché?«Perché compito di una cooperativa non è certo quello di evitare il fallimento della famiglia Ligresti, bensì svolgere un’indispensabile azione di sussidiarietà nel contesto economico. È tempo che il movimento cooperativo si scrolli di dosso la subalternità creatasi negli anni rispetto al modello capitalistico».""""""""""