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mercoledì 19 giugno 2013

IL PENDOLO DEL “FARE”: GRILLO TI CI MANDA “A”, LETTA TI METTE “IN” POSIZIONE. MA SI STA PARLANDO DEL “NOSTRO”. RIVALUTIAMO RICUCCI : “FATE TUTTO QUEL CHE VOLETE MA USANDO IL VOSTRO, NON QUELLO DEGLI ALTRI”

Il Decreto del Fare è un bel colpo alle convinzioni di chi pensava che i due PD (+-L) fossero due facce della stessa medaglia. Questi 80 articoli sono talmente eterei e inconsistenti, quasi patetici, che per la prima volta stiamo cominciando a credere che veramente quei due soggetti, prima , fossero, alternativamente, maggioranza e opposizione. Ma del nulla, perché quando le iniziative “incisive” sono di tale portata vuol dire che il faro non è la condizione reale del cittadino ma l’esigenza, per il ceto parlamentare, di prolungare la propria esistenza per il maggior numero di mesi possibili.La novità di questi ultimi tempi è la consacrazione di questo “sacrificio” da una parte come attuazione di una volontà superiore proveniente dal Colle più autorevole e dall’altra come servizio per la sopravvivenza di una democrazia nella quale la volontà di un quarto dell’elettorato si è scoperto essere confluita in un soggetto politicamente non spendibile composto da persone comuni sconvolte dall’improvvisa vincita a una lotteria e che quindi hanno ben altro a cui pensare.Ha ragione chi ritiene che ormai anche la società politica (di poco preceduta dall’economia) si sia sciolta al cospetto della BCE. Ma come pensare che in Italia possa crescere, tra gli attuali nani politici, un soggetto che sia in grado di parlare da pari a pari con i nostri rivali?Non siamo stati ancora in grado di abrogare l’attuale legge elettorale, la classe politica si dimostra impotente e timorosa ad affrontare i nodi delle crisi bancarie (MPS) o della politica industriale (ILVA) per un semplice motivo che tutti hanno compreso ma nessuno vuole ammettere: che sono tutti collusi e tutti a libro paga di quei soggetti. E i nostri colleghi degli altri sindacati (quelli purtroppo che immeritatamente riscuotono un consenso di massa) trascinano masse di lavoratori ormai disperati in manifestazioni parata con parole d’ordine di vent’anni fa oppure predicando un conflitto che mai potrà trovare sbocco politico poiché nessun partito in realtà oggi fa proprie le ragioni di chi produce (divenuta una minoranza).Chiamiamo pertanto le cose con il loro nome: il governo Letta sta semplicemente facendo melina, prendendo tempo, sperando che qualche indice dell’economia ci dica che si stia invertendo la marcia.
Ma chi è critico con questo stallo dovrebbe avere anche la forza di porre sul piatto un argomento che da tempo si sussurra e, speriamo, non si affronti quando ormai sarà troppo tardi e avremo le strade invase dai manifestanti affamati: l’appartenenza all’Europa, l’uscita dall’euro. E’ evidente che le stesse forze che soggiogano il popolo italiano alla BCE vogliano impedire la fine di questa Unione Europea (l’uscita dell’Italia la provocherebbe). Ma il nodo è lì e, poiché la situazione non è riformabile, prendiamone atto.
Sarebbe nefasto che qualcuno approfittasse di questa crisi dell’economia privata per rilanciare il ruolo dello Stato nell’economia. Sarebbe un disastro ancor peggiore, soprattutto in Italia, in cui la Pubblica Amministrazione (per la sua storia) è tra i principali responsabili dello sfascio e della rovina. Piuttosto potrebbe questa essere una occasione unica per azzerare tutto e ricostruirne uno nuovo, più snello e efficiente (altro che i pannicelli caldi, nel decreto, sulla giustizia civile e su Equitalia), mandando a casa innanzitutto i vertici dirigenziali strapagati e miracolati da agganci politici, territoriali, famigliari, alleggerendo i loro assegni pensionistici con un contributo forzoso di solidarietà a vantaggio dei meno abbienti. Meno stato quindi , più mercato e più libertà. Ce lo insegna la storia, non quella italiana dove lo Stato non è mai stato pubblico ma proprietà privata e dove il privato e il mercato non sono stati mai liberi  ma il travestimento delle burocrazie funzionale a continuare a fare il proprio comodo alle spalle dei contribuente. Ce le ricordiamo o no le liberalizzazioni e privatizzazioni all’italiana?Altro passaggio fondamentale: lotta all’oppressione fiscale, ai monopoli (anche nelle professioni) e alla burocrazia. Queste riforme non potranno mai essere realizzate da politici (eletti dagli italiani, soliti ad un uso generoso del loro di dietro) che hanno creato un sistema fiscale demenziale, appartenenti a professioni protette, al vertice di un sistema di potere fondato sulla intoccabilità dei vertici ministeriali (altro che spoils system).