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giovedì 20 settembre 2012

INCONTRO FIAT/GOVERNO : UN'IPOTESI MALEVOLA...

Dunque l'incontro Governo/FIAT sarà sabato 22 settembre. E' veramente singolare questa improvvisa fibrillazione sull'”investimento” FIAT di questi giorni. La stampa, all'unisono (in maniera, come al solito, grossolana e sospetta), sta proponendo questo giorno come quello del giudizio. Ma non dobbiamo dimenticare un avvenimento che sta procedendo parallelamente: il Governo sente di non farcela da solo a tirar fuori l'Italia dalle secche della crisi e ha chiesto l'aiuto dei Sindacati, chiamandoli a una trattativa sulla produttività che però, secondo Monti, dovrà entro fine mese portare comunque a un “risultato”, cioè a un accordo.
Ma i sindacati (tranne uno che secondo noi ha già stipulato un accordo sottobanco col governo per finalità politico-elettorali) cincischiano. Le piazze e le fabbriche li pressano, la situazione sta cominciando a diventare ingestibile anche per loro. Hanno convocato, quello era scontato, lo sciopero generale del pubblico impiego (sempre per fine mese). La carta di quello generale di tutto il mondo del lavoro (inutile, come tutti gli scioperi di un solo giorno) forse alcuni di essi, per puro spirito di bandiera, se la giocheranno tra due mesi. Ma gli scioperi servono da un po' di anni in qua solo a salvare la faccia.
Facciamo un'ipotesi: che Marchionne abbia convinto Monti Passera e Fornero che, così come avvenuto a Pomigliano, l'accordo Governo/Sindacati (anche senza la CGIL) possa andare in porto solo con un ricatto occupazionale, questa volta su più vasta scala. Ossia: se l'accordo si fa su certi contenuti, bene, la FIAT prosegue in Italia, altrimenti... E che con questa risultanza dell'incontro con FIAT poi Monti vada a sedersi al tavolo con i sindacati, per ratificare un accordo scritto dal Lingotto. Se ci pensate bene, con questa mossa, i Sindacati sarebbero in trappola, in quanto non firmare un accordo col governo con i contenuti dettati da FIAT significherebbe assumersi la responsabilità di aver concorso a chiudere gli stabilimenti e a porre in mobilità decine di migliaia di lavoratori (con le prevedibili ritorsioni degli stessi). E ad aggravare, con le conseguenze sull'indotto e il clima di pessimismo che indurrebbe, la crisi generale, economica e finanziaria, del Paese. Firmarlo significherebbe evitare lo choc-FIAT dietro l'angolo, ma perdere completamente di credibilità nel Paese. I Sindacati verrebbero percepiti come soggetti succubi dei poteri forti, mai e poi mai in grado di imporre una nuova politica industriale. In entrambi i casi la prospettiva è quella di un sindacato più diviso e quindi più debole e di una sconfitta politica e sindacale del mondo del lavoro italiano. Il problema non è di FIAT che, come risulta oggi dai giornali, sta per aprire con Chrysler centri in Australia, Giappone e Russia (dopo quelli in Argentina,Brasile, Cina e Emirati Arabi Uniti). Il problema è dei lavoratori italiani che da anni hanno ingaggiato leader sindacali poco lungimiranti che li stanno portando (non solo in FIAT) dritti dritti alla sconfitta.