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mercoledì 12 settembre 2012

REFERENDUM SULL'ART.18? MA CI FACCIA IL PIACERE!....

Parliamoci chiaro: questo referendum non consentiranno mai che venga fatto. E i promotori lo sanno. E' una iniziativa (legittima, per carità) per conquistare uno spazio politico da parte di un area che numericamente in Parlamento è minoritaria o assente per mancato raggiungimento del quorum. Il vero obbiettivo non è la Fornero ma quella parte della sinistra che ha ritenuto di sostenere Monti. Una guerra interna quindi allo schieramento politico, sulla testa dei lavoratori che hanno ben altro a cui pensare. A una parte di esso, quello di centro sinistra perchè l'altra metà della mela, il centro e la destra, su questa questione hanno sempre avuto le idee molto chiare (gliene va dato atto): per loro l'art. 18 e la contrattazione nazionale sono state, sono e saranno, seppur nell'attuale versione "ammaccata" una jattura.
Contemporaneamente, assistiamo, sul versante sindacale, alla allucinante ripresa della "concertazione" tra Governo (che già, separatamente, dalla parte datoriale ha ricevuto incoraggiamenti, anche perchè quelle Associazioni non sanno veramente più a che santo votarsi in un momento in cui per una specie di nemesi questa volta è l'imprenditore, in Italia, a cui si pone la sola alternativa tra estinguersi o emigrare) e CGIL, CISL,UIL, UGL.
Anche qui siamo alla pantomima.Si parla di "produttività" ma tutti si guardano bene dal fare esempi concreti di cosa si tratterebbe, in realtà. Tutti sappiamo che tra Monti e la CISL c'è stato un accordo sottobanco e la palla ora è tra gli altri tre sindacati i quali dovranno trovare il modo di cucinare un grande "accordo" (di quelli che in Italia si fanno ogni vent'anni) che consenta al governo Monti e al bis di inizio prossima legislatura di non essere fatto a pezzi dal conflitto sociale.Il tempo stringe perchè la paura di molti di loro è che in campo sindacale possa crescere un soggetto "destabilizzante" analogo a quello che, sul piano politico/partitico/elettorale sta agitando i sogni di molti (Grillo).
Presumibilmente le due blindature avverranno, sul piano politico, con la nuova legge elettorale e, su quello sindacale, con il perfezionamento e il crisma "istituzionale" dell'accordo del giugno 2011 tra le grandi Confederazioni sul tema della rappresentatività.
Stupisce che all'interno della CGIL e della UIL sia ancora così debole l'opposizione verso questo processo che le sta riducendo a spettatrici e comprimarie rispetto alla tela tessuta dalla CISL (con l'abile gioco di sponda dell'UGL), stupisce che coloro che stanno proponendo questo referendum senza destino non colgano l'occasione non solo per alzare la posta ma per portare la contesa all'interno dei maggiori sindacati su temi veramente innovativi e "spiazzanti". Perchè nessuno dice che la battaglia contro le sole modifiche all'art. 18 e di salvaguardia del CCNL vecchio tipo è di retroguardia? E che il vero obbiettivo su cui mobilitare le masse dei lavoratori sarebbe (cosa hanno più, infatti, da perdere?) l'estensione del vecchio art. 18 a tutti i lavoratori, anche a quelli che ne rimasero esclusi a partire dal 1970 (ricordiamoci che questa posizione allora venne accantonata in nome di un compromesso) e il superamento dei CCNL (divenuti ormai testi che non tutelano più il lavoratore su nulla) a favore di una contrattazione più prossima alla realtà dei luoghi di lavoro (regionale, territoriale, aziendale) in cui (questa è l'unica cosa da recuperare dell'art. 8 concepito da Sacconi) venga potenziato il ruolo e la ragion d'essere dei sindacati nella gestione della trattativa e di scelte anche critiche, ma necessarie in queste fasi per lo più inedite della vicenda produttiva.Ma non dei soli e soliti 3 (+1) sindacati "buoni" ma di tutti i sindacati , compresi quelli che da anni vengono istituzionalmente (da ultimo con Monti ieri) esclusi dalle riunioni che contano (e rimangono zitti e buoni perchè, pensano, tanto una razione di biada anche per loro, se faranno i bravi, ci scapperà). Quindi basta con questa finta "rappresentatività", nel privato ma anche e soprattutto nel Pubblico Impiego (con elezioni tanto simili a quelle che una volta venivano concesse dalle dittature, eleggendo per giunta RSU che non contano nulla), basta con le prerogative a beneficio di poche sigle (distacchi innanzitutto, nel pubblico, tra l'altro, pagati dal contribuente), pari dignità e diritto di tribuna per tutti i sindacati ovunque (sia a livello istituzionale che aziendale) e soprattutto vera riforma dell'art. 19 dello statuto dei lavoratori (quello sulle rappresentanze sindacali aziendali), altro che l'accordo di giugno scritto ad uso e consumo di Bonanni, Camusso, Angeletti e Landini (e Centrella). Attendiamo che la parte più accorta del mondo politico e sindacale ci aiuti nella battaglia su questi contenuti che forse potrebbero interessare i lavoratori molto più di referendum votati alla sparizione e di riunioni concertative simili al teatro dell'assurdo.